|
Rossana Carcassi Scrittrice |
||
|
||
|
|
Le domande più frequenti rivolte all'autrice. Il paese nel quale inizia la storia dell’Orafo esiste davvero? Naturalmente un paese di riferimento esiste, ma è trasfigurato dalla fantasia dello scrittore, come del resto tutte “le realtà” dei romanzi. Perché non ha descritto un paese sul mare come quello in cui vive? Il paese è una metafora. E un paese isolato perché circondato dalle montagne, ma poteva benissimo essere isolato perché circondato dal mare. Il paese rappresenta l’isolamento e la noia del protagonista da cui nasce il suo desiderio di evasione. Il tema di fondo sottolineato sin dall’inizio è proprio l’emigrazione? Io direi che l’emigrazione è lo strumento che si offre a Giovanni per allontanarsi dal paese. Perché non ha fatto un riferimento più preciso al fascismo, in fondo la storia è ambientata nel Ventennio. Il paese è abbandonato dal tempo e dalla storia e la crisi di Giovanni non è politica ma interiore. Paradossalmente il fascismo produrrà i suoi effetti sulla vita di Giovanni quando lui sarà lontano dall’Italia. Il magico e l’imponderabile sono presenti nell’Orafo attraverso la figura della curandera, nell’episodio dell’indemoniata ecc… Lei crede in queste cose? Io no, ma molti personaggi del romanzo ci credono.
Uno stralcio dell’intervista rilasciata nel marzo 2007 a Giorgia Alù, docente nel Departement of Italian Studies, University of Reading, UK
Quanto c’è di
autobiografico nei suoi personaggi? Non c’è niente di autobiografico nei miei personaggi. Tuttavia è bene riconoscere che dentro ogni personaggio c’è qualcosa dello scrittore che per “crearli vivi” si deve immedesimare in loro. Riferimenti a
fotografie compaiono spesso nel suo libro, sono ritratti usati per
ricordare e avvicinare eventi e persone in un tempo ed in uno spazio
distanti. […]Quale ruolo e funzione hanno quindi le immagini
fotografiche nel testo e nella trama del romanzo? E quale funzione
hanno avuto, invece, nel processo di composizione e scrittura de L’Orafo? Per la stesura dell’Orafo ho usato soltanto immagini fotografiche. Alcune mi appartenevano altre le ho avute dopo un’accurata ricerca. Il Perù degli anni 20- 30 naturalmente non poteva essere come quello attuale e la sua descrizione mi preoccupava. Non mi piaceva infatti per questo aspetto affidarmi esclusivamente alla fantasia. Sono stata fortunata ed ho potuto vedere ad esempio le estaciones in cui Giovanni e Valentino sostano durante il loro viaggio sulla montagna, e ancora l’abito che Inès indossa quando va a trovare la curandera, il suo villaggio etc... Naturalmente per uno scrittore visitare i luoghi che intende descrivere è molto importante e le ragioni si possono intuire, tuttavia quando ciò non è possibile per qualunque motivo la documentazione fotografica è un bene prezioso. Senza quelle immagini probabilmente Giovanni e Valentino avrebbero dormito sotto le stelle… La mia impressione, dopo aver letto il libro, è che si tratti di un testo essenzialmente femminile, e dedicato alle donne che in un modo o nell’altro hanno vissuto con forza e pazienza quelle esperienze di solitudine, abbandono e persino menzogna, tanto nel paese di arrivo che in quello di partenza.Che ruolo hanno quindi le donne nel suo libro? […] Non era mia intenzione creare le donne dell’Orafo deboli e sottomesse. Nessuna di loro lo è. Non lo è Margherita che si ribella all’ultima umiliazione alla quale vorrebbe sottoporla il marito e non lo è Assunta. Soprattutto lei che, già madre, riesce ad uscire dal paese “dimenticato dal tempo e dalla storia” per studiare e diventare infermiera, e che ha la forza di opporsi all’ultima bugia del padre…
|
|